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Festa della Musica: concerto a Camogli

dal 21-06-2018 al 21-06-2018
L'UNPLI Liguria organizza per il 21 giugno alle ore 21, in occasione della Festa della Musica, un concerto che si terrà al Santuario N.S. del Boschetto di Camogli.
Il concerto sarà ispirato alle opere di Mozart e Bach.
Ingresso libero
 
Programma
W. A. Mozart 
Quartetto per Flauto ed archi in Sol magg., K. 285a 
Quartetto per Flauto ed archi in Re magg., K 285 
 
J. S. Bach 
Corali tratti da “Orgelbüchlein” (Piccolo libro d’Organo) 
O mensch, bewein’ dein’ Sünde gross (O uomo, piangi [per] il tuo grande peccato), BWV 622 
Jesus, meine Freude (Gesù, mia Gioia), BWV 610 
 
W. A. Mozart 
Eine kleine Nachtmusik (Una piccola Serenata), K.525 
 
Choros Ensemble 
Gianni Rivolta – Flauto 
Marino Lagomarsino – Violino 
Andrea Franzetti – Violino 
Debora Tedeschi – Viola 
Alberto Pisani – Violoncello 
 
 
 
Il Programma del concerto è imperniato principalmente sull’opera di W. A. Mozart, di cui vengono presentati tre lavori celeberrimi. 
 
I due quartetti per Flauto ed archi K. 285 e 285a appartengono ad un ciclo di tre composizioni risalenti agli anni 1777/78 (la datazione precisa di questi lavori è assai discussa; di fatto possediamo un manoscritto datato del solo quartetto in Re Magg. – 25 dicembre 1777 – e un quarto quartetto, K 298, è probabilmente di una diecina d’anni successivo), scritte su commissione del flautista dilettante olandese Ferdinand Dejean. Sebbene questi brani siano stati scritti con dichiarata malavoglia – Mozart non amava il Flauto e sosteneva di non essere stato pagato per intero della somma pattuita per il lavoro, comprendente anche un concerto per Flauto e orchestra: 96 fiorini contro i 200 previsti – nondimeno essi costituiscono un’imprescindibile elemento del repertorio cameristico per Flauto. Scritti con consumato mestiere e ornati di elegante affettazione rappresentano un efficace esempio di quello “stile concertato” tipico delle composizioni a strumentazione mista dell’epoca, basato sull’integrazione in un contesto cameristico di esigenze solistiche legate al prevalere timbrico di un particolare strumento e della scrittura a più parti ispirata al modello quartettistico. 
 
La Serenata per archi K 525, appartiene all’ultima parte della vicenda umana ed artistica di Mozart e probabilmente è il brano più conosciuto del compositore, oltre ad essere uno dei lavori più eseguiti e noti del repertorio musicale di ogni tempo. Questa composizione è, come dice l’autore, una “Piccola Serenata”; piccola per dimensioni - solo quattro brevi movimenti ordinati secondo il modello classico (normalmente le serenate erano costituite da molti movimenti, che ne marcavano la struttura “modulare” aderente alle necessità mondane a cui erano legate) - e piccola nello sviluppo formale e tematico. Ogni elemento di questo lavoro è costruito ed assemblato con il resto secondo un’economia di mezzi estrema; non è concepibile un’ulteriore sottrazione di materiale senza minare la coesione del brano. Il risultato di questo radicale lavoro di limatura è un capolavoro assoluto, la migliore dimostrazione di quanto la semplicità sia cosa ben diversa dalla facilità: essendo la seconda compagna abituale della banalità, quanto la prima il frutto del lavoro lungo e complesso necessario per onorare e condividere una grazia. 
 
Tra le due sezioni del programma dedicate alla Musica di Mozart vengono presentati due brani appartenenti alla raccolta di bachiana “Orgelbüchlein”, trascritti per gli strumenti dell’Ensemble. Scritto da J. S. Bach nel periodo durante il quale era in servizio come organista presso la corte ducale di Weimar (tra il 1708 e il 1717) il “Piccolo libro d’Organo” doveva raccogliere 164 corali (brevi melodie che costituiscono la base del repertorio musicale nella prassi liturgica luterana) elaborati e variati per l’Organo e ordinati secondo l’anno liturgico; infine solo 46 brani furo terminati. In ciascuno dei brevi corali della raccolta si manifestano il genio, l’ispirazione, la tecnica compositiva e l’impegno morale e religioso dell’autore, sintetizzati dalla dedica presente nel titolo dell’opera (creata principalmente per educare l’organista nell’ornamentazione dei corali e nell’uso della pedaliera): “All'Altissimo Iddio solo per onorarlo e al prossimo affinché si istruisca”.